Maturità emotiva

Quando l’emozione non governa più la vita, ma diventa linguaggio dell’anima.
La maturità emotiva non è assenza di emozioni. Non è freddezza, distacco o controllo. È la capacità di sentire profondamente senza esserne travolti, di restare presenti a ciò che accade dentro di noi senza riversarlo automaticamente sugli altri. Nel mio lavoro, e nella vita quotidiana, incontro spesso persone convinte di essere “molto emotive” e per questo autentiche. Ma emotività e maturità emotiva non coincidono.
La maturità emotiva è ciò che permette all’emozione di non diventare reazione, al dolore di non trasformarsi in accusa, alla paura di non travestirsi da controllo, gelosia o bisogno di attenzione.
È un passaggio sottile, ma decisivo: dal “sento, quindi agisco” al “sento, ascolto, scelgo”.

Quando l’emozione resta immatura
Molte difficoltà relazionali nascono qui. Non dalla cattiveria, ma dall’immaturità emotiva. La vedo spesso in chi:
• chiede amore ma agisce controllo
• cerca vicinanza ma produce soffocamento
• vuole essere rassicurato ma non si rassicura mai
• pretende ascolto ma non sa ascoltarsi
In questi casi l’altro, col tempo, si stanca. Non perché non ami più, ma perché viene consumato. La maturità emotiva è ciò che evita questo logoramento silenzioso. Tempo fa ho seguito una donna in un percorso psicosomatico. Mi raccontava di sentirsi sempre “troppo” in tutto ciò che faceva: troppo sensibile, troppo coinvolta, troppo bisognosa di rassicurazioni. Ogni relazione iniziava con grande intensità e finiva allo stesso modo: l’altro si allontanava, stanco, silenzioso.
Un giorno, mentre parlavamo, mi chiese un bicchiere d’acqua. Lo appoggiai sulla scrivania, lasciando accanto anche la bottiglia. Lei lo riempì in fretta, senza attenzione, fino all’orlo. Ma non si fermò. Come distratta, continuò a versare, goccia dopo goccia, finché l’acqua traboccò e iniziò a bagnare la scrivania. All’improvviso esclamò: «Scusami, ho combinato un disastro… Vedi? Io sono sempre così. Mi riempio e poi non riesco a fermarmi.» Le sorrisi, porgendole della carta per asciugare, e le chiesi con calma: «Chi dovrebbe prendersi cura del bicchiere, prima che diventi troppo pieno per chi è seduto di fronte?» Rimase in silenzio a lungo, comprendendo il mio “ doppio senso”. Poi abbassò lo sguardo e rispose: «Io.»
In quel momento non stava imparando a controllarsi. Stava imparando a contenersi. Da lì iniziò un altro modo di stare in relazione: non più chiedendo all’altro di reggere ciò che lei non reggeva, ma imparando a “svuotare il bicchiere “ ogni giorno, prima che diventasse un peso per chi le stava accanto. La maturità emotiva, per lei, non fu diventare meno sensibile. Fu diventare più responsabile del proprio sentire.

Lettura psicosomatica e crescita interiore
Dal punto di vista psicosomatico, l’immaturità emotiva crea congestione interna. Le emozioni non elaborate cercano vie di sfogo attraverso il corpo o i comportamenti ripetitivi.
Quando non sappiamo stare con ciò che proviamo:
• il corpo somatizza
• la relazione si irrigidisce
• la mente costruisce narrazioni difensive
La maturità emotiva, invece, permette all’energia emotiva di circolare, trasformandosi in comprensione, confine, presenza. Crescere emotivamente significa assumersi una responsabilità profonda:
⁃ non chiedere all’altro di farsi carico di ciò che è nostro.
Questo non vuol dire fare tutto da soli. Vuol dire non usare l’altro come regolatore emotivo.

Un esempio ricorrente
Capita spesso che una persona arrivi dicendo:
“Lui / lei si è allontanato senza spiegazioni.” Scavando, emerge un quadro diverso:
• richieste continue di rassicurazione
• emozioni riversate senza filtro
• incapacità di stare nel silenzio
• paura di perdere mascherata da amore
La maturità emotiva non elimina la paura. La rende abitabile.

ESERCIZI – Cosa fare

  1. La pausa della responsabilità
    Quando senti un’emozione intensa, fermati e chiediti: questa emozione mi chiede espressione o contenimento?
    Non tutto ciò che sentiamo va detto subito.
  2. Nomina l’emozione, non la colpa
    Allenati a dire: “Mi sento insicuro”
    invece di “Tu mi fai sentire così”
    Questo cambia radicalmente la qualità delle relazioni.
  3. Allenati a restare
    Resta con l’emozione senza agire.
    Respira. Osservala. Scoprirai che passa, se non la rincorri.

ESERCIZI – Cosa non fare

1. Usare l’emozione come giustificazione
“Sono fatto così” non è autenticità. È rinuncia alla crescita.

2.Pretendere che l’altro regga tutto
Nessuno può contenere ciò che tu non vuoi contenere in prima persona.

3.Confondere intensità con profondità
Essere intensi non significa essere maturi. La profondità è silenziosa, stabile, affidabile.

Il seme della settimana
“Mi prendo cura delle mie emozioni prima di chiederlo al mondo.”
Ripetilo ogni volta che senti salire una reazione. È un atto di amore verso te stesso e verso gli altri.

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