Quando tratteniamo tutto, il corpo parla. Quando lasciamo andare, il Sé respira.
Il tema del controllo è uno dei più sottili e profondi che attraversa la vita di ciascuno di noi. E lo dico non perché l’ho letto in un manuale, ma perché l’ho visto e vissuto in me stessa e in decine di percorsi personali che ho accompagnato.
Il controllo nasce come una protezione: un modo per sentirci al sicuro quando qualcosa, nella nostra storia, è stato imprevedibile, doloroso o ingestibile.
A volte è nato nell’infanzia, a volte attraverso relazioni complicate, a volte, come nel mio caso, attraverso eventi che ti strappano il terreno da sotto i piedi: la malattia, un abbandono improvviso, il dover ricostruire tutto da capo.
Ho imparato sulla mia pelle che “tenere tutto insieme” ha un prezzo:
il corpo stringe, la mente accelera, il respiro si accorcia.
E più tentiamo di trattenere, più perdiamo noi stessi.
Il controllo sembra forza.
In realtà è tensione.
La vera forza arriva quando torni ad abitare la tua verità… non il timone della nave.
Controllare per non sentire
Il controllo non è solo voler decidere tutto.
È un movimento interiore.
È:
• anticipare ciò che può andare storto
• cercare di prevedere reazioni altrui
• prendere sulle spalle responsabilità che non sono nostre
• evitare l’imprevisto perché ci fa sentire vulnerabili
• non lasciare che gli altri ci vedano “scoperti”
E soprattutto: è un modo di non sentire la paura.
La paura del dolore.
La paura della perdita.
La paura di non bastare.
Ogni forma di controllo nasce da questo nucleo: un momento della nostra storia in cui avremmo voluto sentirci protetti… e non lo siamo stati.
Il corpo sotto controllo
Quando il controllo diventa uno stile di vita, il corpo parla.
• respirazione alta e corta
• tensioni al collo e alle spalle
• disturbi digestivi
• insonnia
• dolori muscolari cronici
• senso costante di iper-vigilanza
Perché il corpo non mente mai. Esprime ciò che la mente tenta di trattenere. E nel mio percorso personale, la malattia è stata proprio questo: un “non ce la faccio più a sostenere ciò che non è mio”. È il corpo che, con una voce forte, ti dice: “Ora basta. Torna a te.”
Il controllo nelle relazioni
Questa parte è fondamentale. Si controlla per paura di perdere l’altro, ma spesso anche per paura di perdere sé stessi. E lo riconosco profondamente nel mio vissuto. Quando il mio ex compagno si è allontanato senza spiegazioni, il primo impulso è stato tentare di capire, analizzare, cercare un senso. Era una forma di controllo travestita da ricerca di chiarezza. Finché non ho capito una cosa semplice e immensa:
non puoi controllare il cuore di un altro. Puoi solo guarire il tuo.
Il vero lasciar andare è nato quando ho deciso di perdonare me stessa per tutto ciò che avevo tentato di trattenere.
E lì, paradossalmente, è arrivata la libertà.
Lettura simbolica
Psicosomaticamente, il controllo è una tensione che chiude, irrigidisce, trattiene. È un “no” alla vita. Simbolicamente rappresenta:
• la mente che vuole sostituirsi al destino
• il bisogno di sicurezza che soffoca il flusso
• il rifiuto dell’imprevisto come rifiuto dell’esistenza
• l’incapacità di affidarsi
• la dimenticanza del proprio Sé
Ogni volta che controlliamo, stiamo dicendo al mondo: “Non mi fido che la vita possa sostenermi.” Ma quando il controllo si scioglie, anche solo di un millimetro, si apre uno spazio nuovo, vivo, creativo: quello che appartiene alla nostra anima.
ESERCIZI — Cosa fare
1. Il respiro della resa
Quando senti che stai trattenendo tutto, fermati.
Porta una mano sul petto e una sulla pancia. Respira lentamente 5 volte.
E ripeti mentalmente: “Non devo gestire tutto. Posso affidarmi.”
Anche solo questo gesto ammorbidisce il sistema nervoso
2. Piccoli imprevisti volontari
Ogni giorno scegli un’azione che normalmente eviteresti:
prendere una strada diversa
improvvisare un pasto
non programmare una parte della giornata
lasciare a qualcun altro il compito di decidere
Gli imprevisti, quando li scegli tu, diventano allenamento alla fiducia.
3. Il diario della vulnerabilità
La sera rispondi a questa domanda: “Dove oggi ho cercato di controllare? E cosa stavo cercando davvero?”
Scrivilo senza giudizio. Solo per conoscersi meglio.
Cosa non fare
1. Non prendere il controllo “per salvare gli altri”
È una trappola. Spesso dietro questa maschera c’è paura, bisogno di approvazione o timore del rifiuto. Lascia che ognuno viva la propria esperienza. Non toglierai pesi: toglierai crescita.
2. Non confondere responsabilità con iper-responsabilità
Fare il proprio è sano. Fare il proprio e quello degli altri è annullamento. Il controllo eccessivo non è amore: è paura travestita.
Semi della settimana
Lascia che qualcosa accada senza interferire.
Osserva. Respira. Accogli.
E nota che — sorprendentemente — il mondo continua a girare anche senza il tuo sforzo. È lì che nasce la vera libertà.
